Il Circolo dell'Unione nasce a Milano nel 1841 per iniziativa di un gruppo di giovani che tra il 1831 e il 1833 aveva dovuto abbandonare la Lombardia, soggetta in quel tempo alla rigida Amministrazione dell'Impero austriaco, e che, riparati in esilio a Parigi e a Londra, avevano conosciuto ed apprezzato la vita dei circoli che in quelle città avevano iniziato a vivere e prosperare.
Una volta sistematisi nuovamente in patria e reinseritisi nella vita cittadina, essi pensarono di far fiorire anche nella loro città quei circoli che tanta importanza avevano assunto nella vita sociale delle grandi capitali europee. L'iniziativa fu presa in particolare dal Principe Emilio di Belgiojoso d'Este e da don Giovanni Resta, ambedue fondatori del Jockey Club di Parigi.
Fu nella primavera del 1841 che essi riuscirono a riunire trenta soci, dei quali ben sette erano profughi politici graziati.
L'Austria in quegli anni seguiva una politica conciliativa verso i suoi sudditi lombardi e, nella speranza di poter meglio controllare le varie teste calde che avrebbero fatto parte del costituendo circolo, diede ben presto il suo consenso e, il 18 maggio 1841, avvenne la nascita della Nuova Società.
Quasi contemporaneamente, il 6 aprile 1841, era sorta a Torino, per iniziativa di Camillo di Cavour, la Società del Whist, con analoga composizione ed uguale scopo sociale.
La sede del Club venne cercata nelle immediate vicinanze del Teatro alla Scala dove si svolgeva tanta parte della vita sociale milanese. La denominazione prescelta fu quella di Unione, non solo presaga di tante politiche speranze, ma dell'auspicata convivenza di nobiltà e borghesia.
Ad imitazione dei Clubs inglesi le sale erano riservate ai soli soci; la vita sociale poteva svolgersi comodamente e signorilmente: una biblioteca con numerosi giornali stranieri, una brasera nella quale fervevano discussioni di ogni genere, sale da gioco, e il servizio di cucina, contemporaneo agli inizi del Circolo ( famosi rimasero i suoi pranzi sociali) furono la doverosa cornice della Società dell'Unione che già alla fine del 1841 contava 102 soci per poi stabilizzarsi intorno ai 170.
Sempre secondo le tradizioni del Jockey Club non potevano mancare i cavalli: è del marzo 1842 la circolare che invita a deliberare sulla formazione di una società delle Corse, derivazione dell'Unione e riservata ai suoi soci.
La prima caratteristica che salta all'occhio analizzando l'insieme sociale è la commistione di nobili e borghesi. La società lombarda che nel ventennio francese si era abituata a convivere senza separatezze nobiliari, trovò nell'Unione un indubbio amalgama per un'effettiva coesione. In ogni caso, su 197 soci del Club, i nominativi riportano 115 nobili e 82 borghesi.
La composizione del Circolo mostra moltissimi nomi che ancora oggi ci richiamano le glorie del nostro Risorgimento. Tolti pochi austriacanti, la decisa maggioranza era ritenuta dalla polizia austriaca formata da elementi considerabili tutti più o meno asserviti al liberalismo.
Ma era d'altronde logico che questo nucleo di giovani brillanti, spesso notoriamente compromessi politicamente, dotati quasi tutti di larghissimi mezzi finanziari, che avevano ovunque conoscenze amicizie e facili entrature, diventassero per il popolo il simbolo della lotta contro l'Austria e, per l'Imperial Regio Governo, fautori di rivolte.
Nel 1847 l'atmosfera milanese divenne sempre più ostile verso gli austriaci, e chiunque avesse osato parlare con loro sulla pubblica via o li avesse accolti nella propria casa, riceveva lettere di minaccia.
Dopo le manifestazione del settembre 1847 il Governatore della Lombardia ordinò d'indagare su una precisa responsabilità della Società dell'Unione nella speranza di poterla finalmente sciogliere, ma nessuna prova decisiva risultò contro i suoi membri e contro di essa. La manifestazione che doveva suscitare la massima ira del governo fu quella dell'astensione dal fumo durante le tre prime giornate del 1848 . Il 4 gennaio l'Arciduca Ranieri, prevedendo quelli che sarebbero stati gli ordini di Vienna e le reazioni del principe di Metternich, ordinava la chiusura del pericoloso Club. Nella notte tra il 3 e il 5 gennaio, 150 soldati e la gendarmeria circondavano la sede dell'Unione e la polizia invadeva la Società. Terminata l'ispezione il commissario dichiarava sciolta la Società e ne suggellava la sede. Alle due di notte del 5 gennaio 1848 la Società dell'Unione concludeva così il suo primo periodo di vita.
Il 5 giugno 1859 gli Austriaci abbandonavano finalmente Milano e trionfavano gli ideali che nel vecchio Club avevano saputo trovare il loro primo punto di incontro e di coagulo.
Il 10 settembre 1859, 63 amici, 33 già membri del primo circolo, e tra i restanti numerosi loro figli o fratelli fondavano la seconda Unione. Il 12 gennaio 1860 essa riapriva nuovamente la sua sede negli stessi locali che avevano visto concludere il primo glorioso periodo.
Se prima del Quarantotto troviamo diverse tendenze politiche, dopo il 1859 predominano i liberali moderati.
A partire dal 15 dicembre 1932 è in vigore un accordo di reciprocanza generale con il Domino Club di Bologna, il Circolo dell'Unione di Firenze, la Società del Casino di Genova, il Circolo Nazionale di Napoli, il Circolo Bellini di Palermo, la Società del Whist e Accademia Filarmonica di Torino e la Società dell'Unione di Venezia.
Seguendo la moda del tempo la Società dell'Unione modificò il proprio nome nel 1912 in quello di Club dell'Unione, per assumere poi nel 1935 quello di Circolo dell'Unione.